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Libro Fuori Registro

Fuori Registro

 Fuori Registro è una passerella sensuale di funerali blues, di cani sciolti e cose "automatiche ed eterne". Dentro c'è un intero rodeo metropolitano in versi. Ci sono le donne solo immaginate, le donne incontrate in orbita, quelle abbandonate in aperta campagna. Questa raccolta di preghiere, esortazioni e sogni condensa la ricerca infinita dello straordinario nell'ordinario, sempre fuori da qualsiasi registro.

Congelate i telecomandi e scendete in pista per l'ultimo giro di Rock n Roll. 

  • ISBN 9788891131522
  • 120 pagine € 9,00
  • Brossura - 15,0 x 21,0 cm
  • In vendita dal 10 Marzo 2014
  • Disponibile anche in formato e-book (€ 2.49)

Bio

Pier Paolo Carbone nasce a Capua il 06 Gennaio del 1983. Il nome scelto per lui dai genitori è Epifanio, ma a causa di un banale errore all'anagrafe, viene registrato con dati differenti.

Lettore accanito sin da ragazzino, trascorre un'infanzia spensierata tra i rifiuti tossici, le chiese normanne ed il fiume che taglia la sua cittadina a metà. Questo mix di esalazioni e bellezza lo porta ad avere le prime visioni mistiche.

Si trasferisce a Roma per completare il suo percorso formativo, qui frequenta la facoltà di Scienze Politiche..quindi niente. Dopo una parentesi londinese, rientra nella capitale dove si occupa tutt'ora di digital marketing.

Appassionato di punk77, botanica, cucina ipercalorica e organi interni; colleziona tappi di birra (della stessa marca) e viaggia il più possibile. Da anni vive una relazione complicata con un areosol, si ciba di short stories (Barthelme, Cheever, Cortazar, Borges, Lansdale, F. O'Connor) e poesia da Bar. Figlio non riconosciuto dell'editoria indipendente, Fuori Registro è il suo esordio letterario.

Sullo sfondo alcuni dei messaggi minatori ricevuti nel corso dell'ultimo anno da un anonimo ammiratore.

Sarebbe bello poter scavare nella vita delle persone
come si scava dentro una vaschetta di gelato.
Sarebbe interessante riuscire a farlo
con un cucchiaio leccato e rileccato.

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Commenti

  • Percepiscono bene il calore del sole, l’umidore delle carni, il profumo di una domenica, il sapore dolce e acre della velocità, lo schiaffo delle parole, la potenza delle immagini.Un percepire che diviene estrema consapevolezza dell’esserci. Di essere al mondo. E di esserlo per un tempo delimitato. Un meraviglioso inno alla vita.

    Simona Taglieri

  • La lettura di un libro di un certo tipo, di un certo tipo come questo, richiede la presenza di due elementi fondamentali: un piede prensile e maniche corte anche sotto zero. La possibilità di avere un grammofono nelle vicinanze che sgranocchi un LP di Punk anni ’70 e una dozzina birre piccole (perchè le grandi si fanno subito calde) immette in direttissima nel perfetto palcoscenico per questa esperienza letteraria. Ma questo palcoscenico è anche portatile e può correre per kilometri su rotaie, funivie, subway e sopraelevate. Purchè, ovviamente, ci sia qualcun altro e non voi, alla guida. Buona lettura.

    Valentina Penta

  • Leggere Fuori Registro e’ come masticare compresse al cianuro senza ingoiarle. Questo esordio è una finestra spalancata sui fossi di una disperazione lambita, è tutti gli amori che vivresti senza consumarti. E’ una pacca sulla spalla e una strizzata di palle, e’ il rifugio definitivo per chi (si) vizia e delizia, e Pier Paolo Carbone vizia e delizia. Controlli del suono al massimo, medi a zero.

    Luca Masi

  • No, Fuori Registro non è un libro di Starnone sulla malconcia scuola italiana, non è una rock band di fine anni novanta, né il prossimo album di Fabri Fibra. È un bel libro con un brutto titolo. O con un titolo che c’entra poco con tutto il resto. Non importa, davvero. Importa solo lo stridore fra il percepito ed il sotteso, fra le emozioni di chi scrive e quelle di chi legge. Stridore che nelle immagini più forti è quasi nauseante. Ed allora dovete fare un atto di fede ed entrare nella vita che non avete avuto, o bere “un altro litro di consolazione, prima che arrivi domani”.

    Già, perché se volete entrare davvero in Fuori Registro, dovete avere “in corpo il primo vino di una cantina”, come cantava Guccini, o l’ultimo cocktail in uno squallido bar di periferia. Se lo affrontate da sobri rischiate di scorgere solo arte, lì dove l’ubriaco, invece, ritrova tracce di vita vissuta.

    Ma anche no. Potreste desiderare di leggere i versi di Pier Paolo Carbone alla lucida luce della vostra vita ragionevole e compassionevole. Potreste volervi sentire superiori nel comfort delle vostre camere arredate con cura, lontani dai sudici vicoli di una città degenere, che sanno di piscio e di tristezza affogata nell’alcol. Già, perché “la birra è un bene rifugio”. Refugium peccatorum. E voi non ne avete bisogno. Potreste trovare ripugnante un verso, un’immagine, una virgola. Voi non siete così. Ma poi le difese crollerebbero ugualmente. Alla quarta, quinta frase che vi toccherà nel profondo, entrerete in crisi. E potreste sentivi cani affamati, balene spiaggiate, palmipedi senza coscienza, pappagalli finalmente liberi. Potreste immedesimarvi così tanto nei versi sparsi da pensare che quella vita è proprio la vostra. Magari quella che non avete avuto il coraggio di scegliere.

    E potreste sorprendervi, un giorno, a dare un nome ad una protuberanza ghiacciata nel vostro frigorifero. O decidere di smettere di sbrinarlo regolarmente, per vederne nascere finalmente una.

    Luca Martino

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info@pierpaolocarbone.it

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